FISIOGNOMICA
FISIOGNOMICA TRATTI SOMATICI RAFFAELA MARIA SATERIALE blog gestito da Raffaela Maria Sateriale |
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domenica, 29 marzo 09 09:54
FISIOGNOMICALa fisiognomica (detta anche fìsiognonomia, o fisiognomia, o fisiognomonomia) è nota fin dall'antichità, ma istituzionalizzata in una traiettoria proto-scientifica a partire dal XVI secolo. Fu fin dall'inizio un metodo per cogliere dalle forme del volto e dalle sue espressioni, il carattere e le tendenze interiori dell'uomo. Partendo da una base empirica, diretta ad analizzare i personaggi valutandone le connotazioni simboliche di tradizione esoterica ed astrologica, la fisiognomica in tempi più recenti è stata occasione per valutazioni introspettive, per conoscere i "moti dell'animo" che hanno attratto e affascinato artisti e scienziati in particolare a partire dal XVIII secolo. Si è assistito quindi ad una valutazione dei caratteri interiori, rivelati da quelli esteriori, che anticipò metodi e sistemi di indagine tipici della moderna psicoanalisi. Cardano Un importante contributo alla ricerca sulla fisiognomica giunse nel XVI secolo da Gerolamo Cardano (1501-1576): medico e autore di pubblicazioni e trattati sui più diversi ambiti dello scibile. Esperto di astrologia e in odore di occultismo e magia nera, Cardano nel 1557 fu arrestato a Bologna dall'Inquisizione e costretto all'abiura de vehementi. Definitosi "magus, incantator, religioniis contemptor" nella Autobiografìa, Cardano pose all'interno della sua nutrita bibliografia anche un libro che in questa sede ci interessa particolarmente: “Metoposcopia libris tredecim, et octingentis faciei humanae eiconibus complexa”. Della Porta Un contributo fondamentale allo studio proto-scientifico della fisiognomica giunse da Giovan Battista Della Porta (1550-1615) che, pur non negando alcuni legami con la cultura magica, offrì un primo interessante momento di riflessione simbolica intorno al ruolo della raffigurazione umana. Nella sua opera scientifica, "Magiae naturalis sive De miraculis rerum naturalium libri III" (1558), il Della Porta si proponeva di dimostrare, attraverso la magia, come fosse possibile scorgere delle oggettive analogie fra micro e macrocosmo, fra l'uomo e i fenomeni della natura, tra i vegetali e gli animali. In questo libro è rinvenibile quella ricerca di corrispondenze tra l'uomo e gli altri esseri che sarà uno degli elementi trainanti del suo testo più emblematico, "De humana physiognomonia" (1586). Bacone Con Francesco Bacone (1561-1626) la fisiognomica entrava nell'ottica di un'analisi che non si fermava alla sola valutazione esteriore, ma diventava occasione per affondi psicologici: “Ci si dica anzitutto quali sono questi lineamenti corporali, determinandone anche il numero; poi come siano connessi e subordinati gli uni agli altri, affinché si possa esercitare una sapiente anatomia delle nature e delle anime; infine, che di quanto c'è di più segreto e di più nascosto nelle disposizioni degli uomini sia messo in piena luce, e che da tale conoscenza si possano trarre migliori precetti per la cura delle anime”. Lavater Nel suo "Della fisiognomica" è raccolto il testo di una conferenza che Lavater tenne nel 1772 presso la Società di Scienze naturali di Zurigo, che in seguito fu ulteriormente elaborato e completato con altri contributi, fino a raggiungere un corpus considerevole, quattro volumi intitolati: "Frammenti di fisiognomica". Mentre, di certo in buona fede, Lavater non mancava di aggiungere: “Il fisignomono vero deve avere il carattere degli Apostoli e dei primi cristiani, che ricevettero nella Pentecoste il dono di conoscere gli spiriti e di leggere i pensieri nell'anima”. Lichtenberg Il lapidario commento di Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799), docente di fìsica sperimentale a Gottinga, non lascia dubbi sugli atteggiamenti nei confronti delle tesi di Lavater, espressi da gran parte del mondo scientifico: “Se la fisiognomica diventerà un giorno quello che si aspetta Lavater, si impiccheranno i bambini prima che abbiano compiuto imprese che meritano la forca: vorrà dire che ogni anno si assisterà a un nuovo tipo di cresima generale: e sarà un autodafé fìsiognomico”. Messerschmidt Verso la fine del XVIII secolo, accanto alle prese di posizione pro e contro la fisiognomica, sorte sulla scorta del dibattito aperto da Lavater, si inserì l'esperienza di Franz Xavier Messerschmidt (1736-1783): esperienza della quale non possediamo alcuna fonte, ma solo 64 misteriosi busti riproducenti contrazioni, smorfie di dolore e mimica che sembrerebbero anticipare le inquietanti fotografie di Duchenne de Boulogne. Darwin Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, cioè nel punto in cui era forte l’anello di congiunzione tra l'Illuminismo e il Positivismo, la fisiognomica di Lavater e la patognomica di Lichtenberg, conobbero una sorta di evoluzione applicativa nella frenologia e nella mimica. Sul piano scientifico la frenologia, la fisiognomica e la mimica trovarono alcuni sostenitori tra i cosiddetti alienisti, studiosi della malattia mentale e delle problematiche sociali ad essa collegate. La mimica (che si avvale di espressioni passeggere a differenza della fìsiognomica che invece è determinata dai tratti persistenti) servì a Charles Darwin (1809-1882) per condurre i propri studi sull'espressione dei sentimenti nell'uomo e degli animali (1872), ricerca iscritta nel percorso teorico dell'evoluzione. Secondo Darwin, però, non era corretto credere che esistesse un meccanismo statico dell’espressione, ma un processo evolutivo determinante espressioni evolute in relazione alle necessità naturali. Al di là dell'eco che incontrarono le teorie di Darwin sulla continuità fra tutte le razze umane, esplicitata con l'ausilio della fotografia, va segnalato che il mezzo adottato dallo studioso si rivelò comunque uno strumento essenziale per una reinterpretazione scientifica della tradizione fisiognomica e mimica, che in Italia fu ripresa da Mantegazza e da Lombroso, se pur con indirizzi e finalità diversi. Tratto da ENCICLOPEDIE DELLE DISCIPLINE BIO-NATURALI DI Valerio Sanfo ed A.E.ME.TRA. Tag:
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domenica, 29 marzo 09 09:45
FISIOGNOMICA![]()
domenica, 29 marzo 09 09:41
Qualche indicazione fisiognomica![]() Autoritratto informale, 2009 di Raffaela Maria Sateriale Il colorito "ideale" è quello rosato e acceso, poichè esprime vitalità, positività ed estroversione; il viso troppo pallido indica malumore, negatività e pigrizia; quello olivastro irascibilità ma anche altruismo. Il naso greco indica lealtà, sensualità e in generale bontà d'animo, mentre quello aquilino indica tenacia, carisma ma anche nervosismo e iracondia. Il naso a patata indica tristezza e idealismo; il naso all'insù è sintomo di ottimismo e apertura verso il mondo che può però talvolta sconfinare nell'eccessiva invadenza. Il labbro sottile indica introversione e romanticismo, mentre quello carnoso, viceversa, l'esuberanza e la sensualità. Gli occhi più sono grandi più denotano la tendenza ai grandi sentimenti e ai grandi valori, mentre se piccoli indicano la razionalità e la maggiore attenzione alla vita pratica. mercoledì, 30 maggio 07 18:20
LIBRI SULLA FISIOGNOMICAIl Volto raccontaI segni che svelano il carattere e lo stato di saluteMarguerite de SuranySul viso è tracciata la nostra storia personale, chi siamo, come stiamo e come potremmo stare.
Volto e personalitàCorso pratico di MorfopsicologiaJean SpinettaLa morfopsicologia è la scienza della conoscenza dell’anima, ossia dei pensieri e dei sentimenti dell’essere umano attraverso la forma del suo viso.
Viso e CarattereIniziazione alla MorfopsicologiaLouis Corman
Quest'opera del Dr. Louis Corman è il risultato di 50 anni di studi da lui dedicati alle relazioni tra le forme del viso e i tratti della personalità. Scoprendo, fin dal 1937, la legge che regola tali relazioni, Corman ne ha fatto una scienza, che ha definito Morfopsicologia. Egli dimostra in queste pagine che detta scienza segue regole rigorose, basate essenzialmente sul doppio movimento della vita in espansione e in ritrazione.
DAL http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il_volto_racconta.php
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fisiognomica
giovedì, 05 aprile 07 00:42
FISIOGNOMICA DI TOMMASO IORCOFISIOGNOMICAdi Tommaso Iorco «Non ti ho dato né viso né luogo che ti sia peculiare, La fisiognomica è una scienza affascinante e molto antica. Già nel Mahabharata troviamo alcuni passi che mostrano quanta importanza gli indiani accordassero allo studio dei tratti del volto per capire le pieghe più nascoste della personalità di un individuo. E qualcosa di simile accadeva anche presso molte altre popolazioni, cinesi, greche, romane e via di seguito. Ma, come ogni scienza, la fisiognomica (o, utilizzando il termine coniato dallo psichiatra francese Louis Corman, la ‘morfopsicologia’) richiede pazienza e precisione; non la si può penetrare con un atteggiamento sbrigativo e frettoloso, leggendo un semplice manualetto — richiede anni di studio, di osservazione, e una capacità di analisi il più possibile globale. In questo articolo mi propongo perciò di effettuare solo qualche breve riflessione e nulla più. Il nostro volto rivela assai più di quanto crediamo, e probabilmente è anche per questo che si sta diffondendo in modo direi patologico il ricorso alla chirurgia plastica: oltre al bisogno di apparire eternamente giovani (indice di enorme immaturità e insicurezza), c’è il desiderio inconscio di nascondere agli altri il nostro vissuto (quando non lo accettiamo) e, più ancora, le nostre menzogne. Ci si illude insomma di poter annullare il proprio fardello mediante un semplice lifting facciale. Recentemente ho incontrato una donna anziana, che aveva almeno ottant’anni, la quale aveva visibilmente il viso completamente rifatto, ma anche il seno e il fondoschiena; era vestita in modo molto giovanile, con indumenti piuttosto attillati (perfino nel parlato cercava di imitare i giovani), ed era raccapricciante guardarla: mi hanno colpito particolarmente le mani, tutte incartapecorite e anche un po’ segnate da una sia pur lieve forma di artrosi; insomma, era impressionante guardare il suo corpo, che era quello di una donna anziana, ma con un seno e delle natiche turgidissime, del tutto innaturali e in disarmonico contrasto con il resto del corpo, e con un volto che sembrava quasi una maschera (alla Michael Jackson, per intenderci)! Credo che quella signora, quando si guarda allo specchio, rimuove inconsciamente tutte le parti cascanti del suo corpo e vede solo quelle passate al bisturi, al punto che la sua stessa visione della propria fisionomia è totalmente falsata da ciò che lei desidera vedere: un corpo giovane e attraente. Devo confessare di non aver mai visto nulla in vita mia di così repellente (e dire che in India ho visto persone il cui corpo era visibilmente e drammaticamente segnato dalla lebbra, senza considerare che all’età di vent’anni prestai per alcuni mesi volontariato presso il Cottolengo), e sono certo che se quella signora si vedesse con uno sguardo distaccato, al pari di chi la guarda, si vergognerebbe infinitamente e non uscirebbe più di casa. Ritornando alla fisiognomica, il nostro volto è la parte del corpo forse più imbarazzante, perché possiamo vederlo solo riflesso in uno specchio, mai direttamente. È qualcosa che, in genere, vedono gli altri, non noi. E questo ci causa un certo comprensibile disagio... Se, per fare un esempio molto banale, abbiamo qualcosa sul viso, da una semplice macchietta a una caccola, sono gli altri ad accorgersene prima di noi, e questo ci imbarazza enormemente. Oltre al fatto che viviamo in una società che tende a nascondere, per senso di pudore o di difesa, ciò che può diventare preda di altri, come ad esempio gli organi sessuali (soprattutto femminili). Ecco allora il bisogno di nascondere il nostro volto, di camuffarlo con il trucco o con la chirurgia estetica, con l’illusione di calcellare in tal modo le tracce del tempo, le sofferenze, e qualche volta anche i sengi di una natura malvagia. Il nostro volto contiene un centinaio di muscoli che quotidianamente utilizziamo, contraendoli e rilasciandoli in continuazione. A ogni stimolo forte che ci colpisce in maniera sensibile, i muscoli si contraggono; se lo stimolo è tenue e piacevole, i muscoli si distendono. Uno stimolo forte non è necessariamente negativo — può avere un effetto positivo o negativo a seconda del tipo di stimolo stesso; infatti, quando qualcuno non reagisce a stimoli forti, lo definiamo un pezzo di ghiaccio e ci dispiace del fatto che non sappia godere di questi stimoli. Ognuno di noi ha un suo modo particolare di reagire davanti alle sollecitazioni della vita, alle gioie, ai dolori, alle delusioni, alle sconfitte, alle vittorie e alle nostre stesse pulsioni interne. Il nostro viso diventa in tal modo, con il trascorrere degli anni, il risultato di una accumulazione del nostro vissuto quotidiano. Si dice che da bambini il nostro volto è opera di Madre Natura, mentre con l’avanzare degli anni — soprattutto dopo i quaranta — il volto diventa una nostra personale, sia pur involontaria, creazione. La bocca, gli occhi, il naso, le orecchie e ogni nostra ruga ci smascherano, mettono a nudo ciò che realmente siamo. Insomma, tutti gli elementi del viso sono, come dice Garboli, i correttivi facciali del pensiero. Prendiamo la bocca, per esempio: si tratta di una parte del volto particolarmente importante, poiché attraverso di essa noi comunichiamo con gli altri per mezzo del linguaggio verbale: esprimiamo i nostri pensieri e talvolta addirittura, raramente, esterniamo le nostre emozioni. E tuttavia, se attraverso le parole possiamo mentire, la bocca in sé rivela la nostra vera natura. I muscoli della bocca sono quelli maggiormente in attività nel nostro volto, e mentre parliamo la bocca prende la forma delle parole che pronunciamo. Se ci alleniamo a osservare i volti (il nostro e quello degli altri), possiamo ricevere una quantità impressionante di indizi e fare scoperte molto interessanti. Noto ad esempio una grande quantità di bocche che, quando parlano, assumono una strana piega, come se fossero storte o per metà irrigidite. E lo trovo un segno piuttosto sintomatico di una società fasulla, come quella attuale, dove molti individui mentono, non solo nella sfera privata, ma attraverso l’esercizio stesso di professioni in cui mentire è fondamentale per la buona riuscita del proprio obiettivo: spillare quattrini agli altri. Viviamo in una società profondamente disonesta, e ognuno di noi, volente o nolente, deve fare una scelta: essere sincero (anzitutto con se stesso e, di conseguenza, con gli altri) e quindi accettare anche l’eventualità di vivere ai margini, senza avere alcun riconoscimento (economico o di altro tipo), oppure accettare di prostituirsi e farsi parte integrante di questa dilagante menzogna, che ci ripagherà abbondantemente con onori, soldi, carriera, prestigio. È la battaglia che avviene in ognuno di noi fra la mediocrità e la libertà. La mediocrità è sempre la via più facile, mentre la libertà è molto esigente, richiede attenzione, sincerità, approfondimento continui. Lo studio della fisiognomica spesso può essere utile per capire alcuni lati nascosti degli individui che conosciamo poco (o che crediamo di conoscere bene), per non ricevere brutte sorprese. Sarebbe tuttavia un grossolano errore generalizzare, come fece Lombroso, credendo che tutti quelli che hanno determinate caratteristiche hanno un certo carattere: le labbra sottili sarebbero proprie di nature crudeli, la fronte bassa di persone poco intelligenti e così via. Avere delle labbra sottili è un segno esteriore di crudeltà, ma non sempre: talvolta può rappresentare il segno di una natura dotata di una capacità di autocontrollo superiore alla norma (un asceta, per esempio). Così come la fronte bassa non è sempre indizio di mancanza di intelligenza. La corrispondenza è sempre fra il dentro e il fuori, mai tra il fuori e il fuori. Vale a dire che è l’interno che modella l’esterno, e bisogna sempre partire da lì per capire i segreti della personalità — segreti che uno studio accurato e intelligente della forma esteriore, presa nella sua globalità e non dissezionando le varie parti costituenti, può aiutarci a cogliere. In un determinato volto, grosse labbra possono rappresentare una natura socievole, affabile, aperta, disponibile; in un altro volto, quelle stesse labbra possono rappresentare una persona lasciva, infedele, scostante, facilmente irritabile. Ci sono, certo, alcune linee base per decifrare i tratti del volto, ma non si può dedurne leggi rigide. Come recita un trattato attribuito a Aristotele: «Ciò che è duraturo nella forma esprime quanto è immutabile nella natura dell’essere e ciò che è mobile e fugace in detta forma esprime quanto, nella medesima natura, è contingente e variabile”. La prima distinzione riguarda infatti il rapporto fra la natura permanente della psicologia di un individuo, rappresentata dall’ossatura del volto, e la natura mobile rappresentata dai muscoli e dalla pelle. Alcuni ricercatori (a partire da Adamanzio per arrivare al grande Giordano Bruno), hanno notato singolari rassomiglianze fra alcuni volti umani e quelli degli animali. Mentre altri (come i medici cinesi dell’antichità) hanno cercato di leggere nel volto il grado di salute dell’individuo, vedendo nel viso uno specchio energetico dei vari organi del corpo umano e delle sue funzioni. Similmente, in tempi più recenti (ma rifacendosi comunque a studi medioevali), in Europa sono state individuate alcune tipologie che individuano caratteristiche psicosomatiche (celebre in tal senso il trattato del medico francese Léon Vannier). A un medico lionese (ai principi del XX secolo), Claude Sigaud, si deve comunque il merito di aver formulato la legge basilare della morfopsicologia: il principio della dilatazione-ritrazione in rapporto alla forma degli organismi viventi, secondo cui il corpo (il volto in particolare) passa dalla dilatazione alla ritrazione in rapporto all’impatto che riceve con l’ambiente che lo circonda, in particolare il modo di reagire nei confronti delle difficoltà della vita. Perché le esperienze determinanti della nostra vita lasciano sempre una traccia sul nostro volto. Uno studio del genere può risultare molto utile per guardare bene in faccia eventuali colleghi di lavoro, vicini di casa, amici e conoscenti. Così come può essere di grandissimo aiuto nello smascherare le vere intenzioni di persone che non conosciamo ma di cui dobbiamo formarci una qualche opinione — mi riferisco ai politici, per esempio. Noi non li conosciamo personalmente, ma diamo o neghiamo loro la nostra fiducia quando andiamo a votare. Perciò è importantissimo per noi capire se quanto dicono rappresenta solo un discorsetto preparato per fare presa sui potenziali elettori, oppure se è il risultato di una verità che sta dentro. La fotografia di un manifesto elettorale, soprattutto se scattata con tutti gli accorgimenti del caso (filtri più o meno sofisticati) e successivamente ritoccata, può ingannarci. Ma una ripresa video effettuata in presa diretta, senza cioè un lavoro di montaggio e di post-produzione, è infallibile in questo senso. Può rivelare perfino dietro un sorriso apparentemente innocuo una perversione diabolica. Perché nessuno può stare in posa per più di tre o quattro minuti, parlando, senza smascherarsi, sia pur per qualche istante. La telecamera è impietosa nel mettere a nudo ciò che veramente siamo. Ricordo che parecchi anni fa Dario Fo consigliò, molto saggiamente, di registrare una tribuna elettorale e di rivederla escludendo l’audio: in questo modo la nostra attenzione si sarebbe focalizzata esclusivamente sulla fisicità del politico, assai più loquace delle stesse parole nel trasmetterci il grado di convinzione e di sincerità (o di falsità) che sta sotto. Ma qui alla fisiognomica si aggiunge lo studio del linguaggio non verbale, ovvero della gestualità. giovedì, 25 gennaio 07 01:56
LIBRI FISIOGNOMICA
Fisiognomica e Rimedi Questo libro è il primo pubblicato in Italia su questo singolare e avvincente argomento, arricchito da numeri, schemi e schede tecniche che permetteranno sia al lettore appassionato che al professionista specializzato un utilizzo rapido e efficace. La percezione nei tratti delle persone delle somiglianze con vari animali, come il cervo, il maiale, la pecora, l’asino, il cane, il gatto e molti altri ancora, riporta sia al carattere che alle possibili potenziali patologie organiche dei vari individui osservati. Parte integrante del libro sono gli innumerevoli rimedi, semplici e complessi, da soli o inseriti in schemi fitoterapici adattabili alle varie circostanze patologiche, rilevate dai segni esteriori con RADIO 3Volti e fisiognomica |
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