FISIOGNOMICA

Nuova pagina 1

FISIOGNOMICA

TRATTI SOMATICI RAFFAELA MARIA SATERIALE blog gestito da Raffaela Maria Sateriale Nuova pagina 1

- FISIOGNOMICA TRATTI SOMATICI - RITRATTI -

FISIOGNOMICA

 

La fisiognomica (detta anche fìsiognonomia, o fisiognomia, o fisiognomonomia) è nota fin dall'antichità, ma istituzionalizzata in una traiettoria proto-scientifica a partire dal XVI secolo. Fu fin dall'inizio un metodo per cogliere dalle forme del volto e dalle sue espressioni, il carattere e le tendenze interiori dell'uomo.

Partendo da una base empirica, diretta ad analizzare i personaggi valutandone le connotazioni simboliche di tradizione esoterica ed astrologica, la fisiognomica in tempi più recenti è stata occasione per valutazioni introspettive, per conoscere i "moti dell'animo" che hanno attratto e affascinato artisti e scienziati in particolare a partire dal XVIII secolo. Si è assistito quindi ad una valutazione dei caratteri interiori, rivelati da quelli esteriori, che anticipò metodi e sistemi di indagine tipici della moderna psicoanalisi.

Cardano

Un importante contributo alla ricerca sulla fisiognomica giunse nel XVI secolo da Gerolamo Cardano (1501-1576): medico e autore di pubblicazioni e trattati sui più diversi ambiti dello scibile. Esperto di astrologia e in odore di occultismo e magia nera, Cardano nel 1557 fu arrestato a Bologna dall'Inquisizione e costretto all'abiura de vehementi. Definitosi "magus, incantator, religioniis contemptor" nella Autobiografìa, Cardano pose all'interno della sua nutrita bibliografia anche un libro che in questa sede ci interessa particolarmente: “Metoposcopia libris tredecim, et octingentis faciei humanae eiconibus complexa”.


Della Porta

Un contributo fondamentale allo studio proto-scientifico della fisiognomica giunse da Giovan Battista Della Porta (1550-1615) che, pur non negando alcuni legami con la cultura magica, offrì un primo interessante momento di riflessione simbolica intorno al ruolo della raffigurazione umana.

Nella sua opera scientifica, "Magiae naturalis sive De miraculis rerum naturalium libri III" (1558), il Della Porta si proponeva di dimostrare, attraverso la magia, come fosse possibile scorgere delle oggettive analogie fra micro e macrocosmo, fra l'uomo e i fenomeni della natura, tra i vegetali e gli animali.

In questo libro è rinvenibile quella ricerca di corrispondenze tra l'uomo e gli altri esseri che sarà uno degli elementi trainanti del suo testo più emblematico, "De humana physiognomonia" (1586).


Bacone

Con Francesco Bacone (1561-1626) la fisiognomica entrava nell'ottica di un'analisi che non si fermava alla sola valutazione esteriore, ma diventava occasione per affondi psicologici: “Ci si dica anzitutto quali sono questi lineamenti corporali, determinandone anche il numero; poi come siano connessi e subordinati gli uni agli altri, affinché si possa esercitare una sapiente anatomia delle nature e delle anime; infine, che di quanto c'è di più segreto e di più nascosto nelle disposizioni degli uomini sia messo in piena luce, e che da tale conoscenza si possano trarre migliori precetti per la cura delle anime”.

Lavater

Nel suo "Della fisiognomica" è raccolto il testo di una conferenza che Lavater tenne nel 1772 presso la Società di Scienze naturali di Zurigo, che in seguito fu ulteriormente elaborato e completato con altri contributi, fino a raggiungere un corpus considerevole, quattro volumi intitolati: "Frammenti di fisiognomica".

Mentre, di certo in buona fede, Lavater non mancava di aggiungere: “Il fisignomono vero deve avere il carattere degli Apostoli e dei primi cristiani, che ricevettero nella Pentecoste il dono di conoscere gli spiriti e di leggere i pensieri nell'anima”.

Lichtenberg

Il lapidario commento di Georg Christoph Lichtenberg (1742-1799), docente di fìsica sperimentale a Gottinga, non lascia dubbi sugli atteggiamenti nei confronti delle tesi di Lavater, espressi da gran parte del mondo scientifico: “Se la fisiognomica diventerà un giorno quello che si aspetta Lavater, si impiccheranno i bambini prima che abbiano compiuto imprese che meritano la forca: vorrà dire che ogni anno si assisterà a un nuovo tipo di cresima generale: e sarà un autodafé fìsiognomico”.

Messerschmidt

Verso la fine del XVIII secolo, accanto alle prese di posizione pro e contro la fisiognomica, sorte sulla scorta del dibattito aperto da Lavater, si inserì l'esperienza di Franz Xavier Messerschmidt (1736-1783): esperienza della quale non possediamo alcuna fonte, ma solo 64 misteriosi busti riproducenti contrazioni, smorfie di dolore e mimica che sembrerebbero anticipare le inquietanti fotografie di Duchenne de Boulogne.


Darwin

Tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, cioè nel punto in cui era forte l’anello di congiunzione tra l'Illuminismo e il Positivismo, la fisiognomica di Lavater e la patognomica di Lichtenberg, conobbero una sorta di evoluzione applicativa nella frenologia e nella mimica.

Sul piano scientifico la frenologia, la fisiognomica e la mimica trovarono alcuni sostenitori tra i cosiddetti alienisti, studiosi della malattia mentale e delle problematiche sociali ad essa collegate.

La mimica (che si avvale di espressioni passeggere a differenza della fìsiognomica che invece è determinata dai tratti persistenti) servì a Charles Darwin (1809-1882) per condurre i propri studi sull'espressione dei sentimenti nell'uomo e degli animali (1872), ricerca iscritta nel percorso teorico dell'evoluzione. Secondo Darwin, però, non era corretto credere che esistesse un meccanismo statico dell’espressione, ma un processo evolutivo determinante espressioni evolute in relazione alle necessità naturali.

Al di là dell'eco che incontrarono le teorie di Darwin sulla continuità fra tutte le razze umane, esplicitata con l'ausilio della fotografia, va segnalato che il mezzo adottato dallo studioso si rivelò comunque uno strumento essenziale per una reinterpretazione scientifica della tradizione fisiognomica e mimica, che in Italia fu ripresa da Mantegazza e da Lombroso, se pur con indirizzi e finalità diversi.


Tratto da ENCICLOPEDIE DELLE DISCIPLINE BIO-NATURALI DI Valerio Sanfo ed A.E.ME.TRA.

FISIOGNOMICA

1_122
TitoloFisiognomica. Nei segni del volto il destino dell'uomo
AutoreCentini Massimo
Prezzo€ 8,50
Prezzi in altre valute
Dati2004, 174 p., ill., brossura
Editore

Red Edizioni  (collana Economici di qualità)

 

Il volto è una mappa sulla quale sono tracciati i segni dell'anima. La fisiognomica è l'arte che ci insegna a individuarli e ad interpretarli. A cavallo tra scienza e antropologia, la fisiognomica è una disciplina antichissima, che ha trovato nel corso dei secoli varie applicazioni nella medicina, nella psicologia e nella criminologia. Grazie alle numerose illustrazioni, questo libro svela le potenzialità di un metodo di analisi che ha trovato, in tempi a noi vicini, inaspettati utilizzi perfino nell'omeopatia.


Qualche indicazione fisiognomica

autoritratto_per_sito_862

 Autoritratto informale, 2009 di Raffaela Maria Sateriale

 

Il colorito "ideale" è quello rosato e acceso, poichè esprime vitalità, positività ed estroversione; il viso troppo pallido indica malumore, negatività e pigrizia; quello olivastro irascibilità ma anche altruismo. Il naso greco indica lealtà, sensualità e in generale bontà d'animo, mentre quello aquilino indica tenacia, carisma ma anche nervosismo e iracondia. Il naso a patata indica tristezza e idealismo; il naso all'insù è sintomo di ottimismo e apertura verso il mondo che può però talvolta sconfinare nell'eccessiva invadenza. Il labbro sottile indica introversione e romanticismo, mentre quello carnoso, viceversa, l'esuberanza e la sensualità. Gli occhi più sono grandi più denotano la tendenza ai grandi sentimenti e ai grandi valori, mentre se piccoli indicano la razionalità e la maggiore attenzione alla vita pratica.

 

LIBRI SULLA FISIOGNOMICA

Il Volto racconta

I segni che svelano il carattere e lo stato di salute

Marguerite de Surany

Sul viso è tracciata la nostra storia personale, chi siamo, come stiamo e come potremmo stare.
Forma del viso, rughe, macchie, una trama unica che questo libro ci invita a leggere: per capire meglio lo stato della nostra salute, l'origine dei disturbi e la tendenza a contrarre particolari malattie, fino a riconoscere anche i nostri tratti psicologici, anche i più nascosti.

 

 

Volto e personalità

Corso pratico di Morfopsicologia

Jean Spinetta

La morfopsicologia è la scienza della conoscenza dell’anima, ossia dei pensieri e dei sentimenti dell’essere umano attraverso la forma del suo viso.
Cerca di trovare ciò che tutti gli esseri hanno in comune, i grandi principi che sono all’origine di ogni forma, visibili nel viso. Non importa quello che l’uomo è ad un dato momento. Ciò che conta è ciò che può diventare se lo si aiuta a sviluppare il potenziale latente in lui.
Non si tratta di imparare a memoria un’enormità di dati tecnici, ma di capire che tutto ciò che si vede in un viso ha un senso che si può decifrare imparando a leggere il gran libro della natura che ciascuno porta aperto in se stesso.

 

 

Viso e Carattere

Iniziazione alla Morfopsicologia

Louis Corman

 


 

Quest'opera del Dr. Louis Corman è il risultato di 50 anni di studi da lui dedicati alle relazioni tra le forme del viso e i tratti della personalità. Scoprendo, fin dal 1937, la legge che regola tali relazioni, Corman ne ha fatto una scienza, che ha definito Morfopsicologia. Egli dimostra in queste pagine che detta scienza segue regole rigorose, basate essenzialmente sul doppio movimento della vita in espansione e in ritrazione.

Allo stesso tempo, egli mostra che l’applicazione delle leggi morfopsicologiche si realizza ad un livello che conduce, attraverso la lettura dei tratti del viso, a una conoscenza approfondita della personalità individuale.

Il suo libro, di carattere essenzialmente scientifico, sviluppa un metodo che consente a chiunque di divenire un abile morfopsicologo.

Questa scienza umana può avere numerose applicazioni, apportando preziosi elementi di riscontro alla medicina, alla psicologia, alla caratteriologia, alla pedagogia e all’orientamento professionale. Essa ci permette anche un vero approccio alla personalità dei grandi uomini, facendo in molti casi comprendere l’opera attraverso l’uomo. Alla luce di queste scoperte, sarà possibile dare una nuova lettura dei capolavori letterari, penetrando le intenzioni profonde dell’autore nel tratteggiare i suoi personaggi.

La Morfopsicologia rimane in ogni caso un metodo per conoscere meglio se stessi, per gettare uno sguardo in ciò che motiva e dirige l’esistenza di ognuno.

DAL http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il_volto_racconta.php

 

FISIOGNOMICA DI TOMMASO IORCO

FISIOGNOMICA

di Tommaso Iorco
(autore tutelato dalla S.I.A.E.)

«Non ti ho dato né viso né luogo che ti sia peculiare,
né alcun dono speciale, o uomo, affinché
il tuo viso, il tuo posto e i tuoi doni
tu li scelga, li conquisti e li possegga da te stesso.
[…] Ti ho messo al centro del mondo affinché tu
possa meglio contemplare ciò che il mondo contiene.
Non ti ho creato né celeste né terrestre, mortale o immortale,
così che per tua scelta, liberamente, alla maniera
di un buon pittore o di un abile scultore
tu completi la tua stessa forma».
Pico della Mirandola

La fisiognomica è una scienza affascinante e molto antica. Già nel Mahabharata troviamo alcuni passi che mostrano quanta importanza gli indiani accordassero allo studio dei tratti del volto per capire le pieghe più nascoste della personalità di un individuo. E qualcosa di simile accadeva anche presso molte altre popolazioni, cinesi, greche, romane e via di seguito. Ma, come ogni scienza, la fisiognomica (o, utilizzando il termine coniato dallo psichiatra francese Louis Corman, la ‘morfopsicologia’) richiede pazienza e precisione; non la si può penetrare con un atteggiamento sbrigativo e frettoloso, leggendo un semplice manualetto — richiede anni di studio, di osservazione, e una capacità di analisi il più possibile globale. In questo articolo mi propongo perciò di effettuare solo qualche breve riflessione e nulla più.

Il nostro volto rivela assai più di quanto crediamo, e probabilmente è anche per questo che si sta diffondendo in modo direi patologico il ricorso alla chirurgia plastica: oltre al bisogno di apparire eternamente giovani (indice di enorme immaturità e insicurezza), c’è il desiderio inconscio di nascondere agli altri il nostro vissuto (quando non lo accettiamo) e, più ancora, le nostre menzogne. Ci si illude insomma di poter annullare il proprio fardello mediante un semplice lifting facciale. Recentemente ho incontrato una donna anziana, che aveva almeno ottant’anni, la quale aveva visibilmente il viso completamente rifatto, ma anche il seno e il fondoschiena; era vestita in modo molto giovanile, con indumenti piuttosto attillati (perfino nel parlato cercava di imitare i giovani), ed era raccapricciante guardarla: mi hanno colpito particolarmente le mani, tutte incartapecorite e anche un po’ segnate da una sia pur lieve forma di artrosi; insomma, era impressionante guardare il suo corpo, che era quello di una donna anziana, ma con un seno e delle natiche turgidissime, del tutto innaturali e in disarmonico contrasto con il resto del corpo, e con un volto che sembrava quasi una maschera (alla Michael Jackson, per intenderci)! Credo che quella signora, quando si guarda allo specchio, rimuove inconsciamente tutte le parti cascanti del suo corpo e vede solo quelle passate al bisturi, al punto che la sua stessa visione della propria fisionomia è totalmente falsata da ciò che lei desidera vedere: un corpo giovane e attraente. Devo confessare di non aver mai visto nulla in vita mia di così repellente (e dire che in India ho visto persone il cui corpo era visibilmente e drammaticamente segnato dalla lebbra, senza considerare che all’età di vent’anni prestai per alcuni mesi volontariato presso il Cottolengo), e sono certo che se quella signora si vedesse con uno sguardo distaccato, al pari di chi la guarda, si vergognerebbe infinitamente e non uscirebbe più di casa.

Ritornando alla fisiognomica, il nostro volto è la parte del corpo forse più imbarazzante, perché possiamo vederlo solo riflesso in uno specchio, mai direttamente. È qualcosa che, in genere, vedono gli altri, non noi. E questo ci causa un certo comprensibile disagio... Se, per fare un esempio molto banale, abbiamo qualcosa sul viso, da una semplice macchietta a una caccola, sono gli altri ad accorgersene prima di noi, e questo ci imbarazza enormemente. Oltre al fatto che viviamo in una società che tende a nascondere, per senso di pudore o di difesa, ciò che può diventare preda di altri, come ad esempio gli organi sessuali (soprattutto femminili). Ecco allora il bisogno di nascondere il nostro volto, di camuffarlo con il trucco o con la chirurgia estetica, con l’illusione di calcellare in tal modo le tracce del tempo, le sofferenze, e qualche volta anche i sengi di una natura malvagia.
Molto significativo, nel riflettere sul rapporto che ognuno di noi ha con il proprio volto e con la sensazione di denudamento che si percepisce quando qualcuno ci guarda dritto negli occhi, è il rapporto che intercorre fra uno psicanalista e il suo paziente: durante le sedute, l’analista non guarda mai in faccia il suo paziente, perché sa che questo metterebbe a disagio il paziente stesso, il quale tenderebbe a innalzare meccanismi di difesa e a mentire; mentre, facendolo sdraiare comodamente su un lettino, facendolo conversare come se parlasse a se stesso, senza dover guardare in faccia nessuno, ci sono possibilità molto più elevate che emerga qualcosa di più intimo e rivelatorio ai fini della terapia. Una analoga riflessione si può fare a proposito delle ‘chat-lines’ su Internet, in vertiginoso aumento: quanti non si accettano per quello che sono (sempre più individui, purtroppo), preferiscono contattare persone a distanza, senza mai essere visti in faccia. In questo modo la menzogna può continuare a regnare senza correre il rischio di essere spodestata. L’assenza di contatto fisico mi pare sia uno dei segni più inquietanti dei nostri tempi. Si trascorrono ore del proprio tempo libero davanti al computer, o davanti alla televisione, perché questo esclude la possibilità di confrontarsi con gli altri e quindi di mettersi a nudo, di mostrare loro le nostre falle e, ancor più, di mostrare a noi stessi quelle imperfezioni che ci danno fastidio. È un modo molto sbrigativo per mettere a tacere la nostra coscienza (la quale saprà tuttavia prendersi la sua rivalsa, in un modo o nell’altro), ma è anche la perdita della grande opportunità di progredire attraverso il riconoscimento dei nostri stessi limiti. Viviamo in una società dove sbagliare è segno di debolezza, perciò molti tendono a circoscrivere al massimo i propri errori limitando il più possibile di interagire con gli altri, di vivere. E questa è la scappatoia più veloce, ma anche la più ingenua e inefficace, per non affrontare l’ombra che è in ognuno di noi.

Il nostro volto contiene un centinaio di muscoli che quotidianamente utilizziamo, contraendoli e rilasciandoli in continuazione. A ogni stimolo forte che ci colpisce in maniera sensibile, i muscoli si contraggono; se lo stimolo è tenue e piacevole, i muscoli si distendono. Uno stimolo forte non è necessariamente negativo — può avere un effetto positivo o negativo a seconda del tipo di stimolo stesso; infatti, quando qualcuno non reagisce a stimoli forti, lo definiamo un pezzo di ghiaccio e ci dispiace del fatto che non sappia godere di questi stimoli. Ognuno di noi ha un suo modo particolare di reagire davanti alle sollecitazioni della vita, alle gioie, ai dolori, alle delusioni, alle sconfitte, alle vittorie e alle nostre stesse pulsioni interne. Il nostro viso diventa in tal modo, con il trascorrere degli anni, il risultato di una accumulazione del nostro vissuto quotidiano. Si dice che da bambini il nostro volto è opera di Madre Natura, mentre con l’avanzare degli anni — soprattutto dopo i quaranta — il volto diventa una nostra personale, sia pur involontaria, creazione. La bocca, gli occhi, il naso, le orecchie e ogni nostra ruga ci smascherano, mettono a nudo ciò che realmente siamo. Insomma, tutti gli elementi del viso sono, come dice Garboli, i correttivi facciali del pensiero.

Prendiamo la bocca, per esempio: si tratta di una parte del volto particolarmente importante, poiché attraverso di essa noi comunichiamo con gli altri per mezzo del linguaggio verbale: esprimiamo i nostri pensieri e talvolta addirittura, raramente, esterniamo le nostre emozioni. E tuttavia, se attraverso le parole possiamo mentire, la bocca in sé rivela la nostra vera natura. I muscoli della bocca sono quelli maggiormente in attività nel nostro volto, e mentre parliamo la bocca prende la forma delle parole che pronunciamo. Se ci alleniamo a osservare i volti (il nostro e quello degli altri), possiamo ricevere una quantità impressionante di indizi e fare scoperte molto interessanti. Noto ad esempio una grande quantità di bocche che, quando parlano, assumono una strana piega, come se fossero storte o per metà irrigidite. E lo trovo un segno piuttosto sintomatico di una società fasulla, come quella attuale, dove molti individui mentono, non solo nella sfera privata, ma attraverso l’esercizio stesso di professioni in cui mentire è fondamentale per la buona riuscita del proprio obiettivo: spillare quattrini agli altri. Viviamo in una società profondamente disonesta, e ognuno di noi, volente o nolente, deve fare una scelta: essere sincero (anzitutto con se stesso e, di conseguenza, con gli altri) e quindi accettare anche l’eventualità di vivere ai margini, senza avere alcun riconoscimento (economico o di altro tipo), oppure accettare di prostituirsi e farsi parte integrante di questa dilagante menzogna, che ci ripagherà abbondantemente con onori, soldi, carriera, prestigio. È la battaglia che avviene in ognuno di noi fra la mediocrità e la libertà. La mediocrità è sempre la via più facile, mentre la libertà è molto esigente, richiede attenzione, sincerità, approfondimento continui.

Lo studio della fisiognomica spesso può essere utile per capire alcuni lati nascosti degli individui che conosciamo poco (o che crediamo di conoscere bene), per non ricevere brutte sorprese. Sarebbe tuttavia un grossolano errore generalizzare, come fece Lombroso, credendo che tutti quelli che hanno determinate caratteristiche hanno un certo carattere: le labbra sottili sarebbero proprie di nature crudeli, la fronte bassa di persone poco intelligenti e così via. Avere delle labbra sottili è un segno esteriore di crudeltà, ma non sempre: talvolta può rappresentare il segno di una natura dotata di una capacità di autocontrollo superiore alla norma (un asceta, per esempio). Così come la fronte bassa non è sempre indizio di mancanza di intelligenza. La corrispondenza è sempre fra il dentro e il fuori, mai tra il fuori e il fuori. Vale a dire che è l’interno che modella l’esterno, e bisogna sempre partire da lì per capire i segreti della personalità — segreti che uno studio accurato e intelligente della forma esteriore, presa nella sua globalità e non dissezionando le varie parti costituenti, può aiutarci a cogliere. In un determinato volto, grosse labbra possono rappresentare una natura socievole, affabile, aperta, disponibile; in un altro volto, quelle stesse labbra possono rappresentare una persona lasciva, infedele, scostante, facilmente irritabile.

Ci sono, certo, alcune linee base per decifrare i tratti del volto, ma non si può dedurne leggi rigide. Come recita un trattato attribuito a Aristotele: «Ciò che è duraturo nella forma esprime quanto è immutabile nella natura dell’essere e ciò che è mobile e fugace in detta forma esprime quanto, nella medesima natura, è contingente e variabile”. La prima distinzione riguarda infatti il rapporto fra la natura permanente della psicologia di un individuo, rappresentata dall’ossatura del volto, e la natura mobile rappresentata dai muscoli e dalla pelle.

Alcuni ricercatori (a partire da Adamanzio per arrivare al grande Giordano Bruno), hanno notato singolari rassomiglianze fra alcuni volti umani e quelli degli animali. Mentre altri (come i medici cinesi dell’antichità) hanno cercato di leggere nel volto il grado di salute dell’individuo, vedendo nel viso uno specchio energetico dei vari organi del corpo umano e delle sue funzioni. Similmente, in tempi più recenti (ma rifacendosi comunque a studi medioevali), in Europa sono state individuate alcune tipologie che individuano caratteristiche psicosomatiche (celebre in tal senso il trattato del medico francese Léon Vannier).

A un medico lionese (ai principi del XX secolo), Claude Sigaud, si deve comunque il merito di aver formulato la legge basilare della morfopsicologia: il principio della dilatazione-ritrazione in rapporto alla forma degli organismi viventi, secondo cui il corpo (il volto in particolare) passa dalla dilatazione alla ritrazione in rapporto all’impatto che riceve con l’ambiente che lo circonda, in particolare il modo di reagire nei confronti delle difficoltà della vita. Perché le esperienze determinanti della nostra vita lasciano sempre una traccia sul nostro volto.

Uno studio del genere può risultare molto utile per guardare bene in faccia eventuali colleghi di lavoro, vicini di casa, amici e conoscenti. Così come può essere di grandissimo aiuto nello smascherare le vere intenzioni di persone che non conosciamo ma di cui dobbiamo formarci una qualche opinione — mi riferisco ai politici, per esempio. Noi non li conosciamo personalmente, ma diamo o neghiamo loro la nostra fiducia quando andiamo a votare. Perciò è importantissimo per noi capire se quanto dicono rappresenta solo un discorsetto preparato per fare presa sui potenziali elettori, oppure se è il risultato di una verità che sta dentro. La fotografia di un manifesto elettorale, soprattutto se scattata con tutti gli accorgimenti del caso (filtri più o meno sofisticati) e successivamente ritoccata, può ingannarci. Ma una ripresa video effettuata in presa diretta, senza cioè un lavoro di montaggio e di post-produzione, è infallibile in questo senso. Può rivelare perfino dietro un sorriso apparentemente innocuo una perversione diabolica. Perché nessuno può stare in posa per più di tre o quattro minuti, parlando, senza smascherarsi, sia pur per qualche istante. La telecamera è impietosa nel mettere a nudo ciò che veramente siamo. Ricordo che parecchi anni fa Dario Fo consigliò, molto saggiamente, di registrare una tribuna elettorale e di rivederla escludendo l’audio: in questo modo la nostra attenzione si sarebbe focalizzata esclusivamente sulla fisicità del politico, assai più loquace delle stesse parole nel trasmetterci il grado di convinzione e di sincerità (o di falsità) che sta sotto. Ma qui alla fisiognomica si aggiunge lo studio del linguaggio non verbale, ovvero della gestualità.

LIBRI FISIOGNOMICA

 

Fisiognomica e Rimedi

Secondo la medicina tradizionale mediterranea

Luigi Giannelli

La Fisiognomica è un’antica scienza molto affascinante, che studia le parti visibili del viso e del corpo e gli atteggiamenti e il carattere delle persone per svelare gli squilibri o le eventuali patologie degli organi e dei sistemi organici interni.

Questo libro è il primo pubblicato in Italia su questo singolare e avvincente argomento, arricchito da numeri, schemi e schede tecniche che permetteranno sia al lettore appassionato che al professionista specializzato un utilizzo rapido e efficace.

La percezione nei tratti delle persone delle somiglianze con vari animali, come il cervo, il maiale, la pecora, l’asino, il cane, il gatto e molti altri ancora, riporta sia al carattere che alle possibili potenziali patologie organiche dei vari individui osservati.

Parte integrante del libro sono gli innumerevoli rimedi, semplici e complessi, da soli o inseriti in schemi fitoterapici adattabili alle varie circostanze patologiche, rilevate dai segni esteriori con la Fisiognomicia. Grande importanza è data alle influenze ambientali,come cibo, stagioni, luoghi, emozioni, che modificano sia l’aspetto esteriore che le funzioni biologiche interne.

DA http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__fisiognomica_rimedi.php

 

Dimmi che Viso hai e ti dirò chi sei

Come capire il carattere delle persone e intuirne i comportamenti grazie alla fisiognomica

Boyé Lafayette De Mente

Questo libro - già pubblicato con il titolo "I segreti del volto" - costituisce un'introduzione ai principi fondamentali della fisiognomica; una nutrita serie di illustrazioni fornisce al lettore esempi concreti, permettendogli di "analizzare" parenti, amici e colleghi.

In Cina e in Giappone la lettura del volto è uno strumento analitico di tutto rispetto, al quale si fa ricorso ogniqualvolta si debbano prendere decisioni di lavoro, affrontare momenti importanti dell'esistenza, scegliere il partner ideale, superare periodi di crisi e difficoltà come capita a tutti nell'arco di una vita. 

DA http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__dimmi-che-viso-hai-e-ti-diro-chi-sei.php

 

 

 

RADIO 3

 

Volti e fisiognomica

Due libri complementari: La scrittura e il volto. Figurazioni fisiognomiche in letteratura, di Stefano Manferlotti: scienza vera o pseudoscienza, la fisiognomica attraversa da sempre la letteratura, ponendo l'enigma del volto al centro della scrittura e della sua decifrazione. I saggi raccolti in questo volume, che partono da una felice pluralità di prospettive e metodi, offrono un contributo per una prima ridefinizione sovranazionale di un tema così ricco di fascino.

 

 

Faccia a faccia.

Il nuovo ritratto fotografico, di Ewing William A., Herschdorfer Nathalie. In questa rivoluzionaria pubblicazione, William A. Ewing annuncia la morte del ritratto convenzionale. In un'epoca dove veniamo bombardati da immagini patinate di florida bellezza, dove il mito dell'eterna giovinezza è a portata di mano grazie a barili di creme e colpi di scalpello, non dovrebbe sorprendere che la nuova generazione di fotografi tenti di ritrarre il volto in modi del tutto inediti. Gli artisti presentano i loro nuovi e provocanti ritratti attraverso una vasta gamma di tecniche, comprese quelle dell'elaborazione digitale, del fotoritocco, del fotomontaggio, della ricampionatura delle immagini, utilizzando i trucchi più svariati per schermare e camuffare. Sostituendo la chiarezza con l'ambiguità, la frazione di secondo con l'eterno istante, il realismo con l'iperrealismo, questi fotografi fanno vacillare i concetti di salda identità, di volto inteso come "specchio dell'anima", di fede nell'assoluta "fedeltà" della fotografia, dell'essenza della bellezza. Per dirla con Ewing, questa ritrattistica nuova ed esaltante, che si incentra su quello che è svelato piuttosto che su quel che è nascosto, è curiosamente più vicina alla ritrattistica del XIX secolo che non a quella del XX.