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Notizie

La parola chiave per entrare nel cinema di Pasolini è fisiognomica.

di Massimo Canovacci

Liberazione 16 ottobre 2005

 

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La parola chiave per entrare nel cinema di Pasolini è fisiognomica. Nel corpo non c'è nulla di naturale, questa la proposizione antropologica da cui inizia e termina tutta la sua poetica. La fisiognomica, infatti, parte da questo presupposto: che il carattere, le radici, le storie, le passioni di ciascun individuo sono disegnate nei suoi lineamenti. Nella fisionomia vi è l'arte della conoscenza e questa arte si è affermata prima col disegno, per legare i vizi e le virtù degli esseri umani agli animali, prima di oggettivarsi nella fotografia: le foto segnaletiche frontali e di profilo nascono dalla ricerca antropologica (dare "scientificità" al carattere criminale o primitivo) e si spostano presto nella nascente scienza poliziesca per diventare carta di identità. Anagrafìa.

 

Il cinema di Pasolini - ma anche i suoi romanzi - riprende questo assunto di base e lo sottomette alla sua visione. Tutto il cinema dalle origini fino a qualche tempo fa ha usato secondo modelli narrativi dicotomici la fisiognomica, una depravazione dell'industria culturale del principio estetico greco kalos-agathos del bello come bene.

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Questo meccanismo narrativo si è inceppato - non ho il tempo qui per dimostrarlo - con l'emergere dei serial televisivi. Anche su questo Pasolini aveva capito in anticipo la televisione che stava per distruggere il cuore pulsante della sua poetica: la fisiognomica.

 

Nella sua visione, il corpo diventa come una mappa piena di rughe, colline, sprofondamenti, lacerazioni. Una mappa di storture senza pianure lisce, una mappa incongrua, arcaica, deformata: una asimmetria dei lineamenti.

 

Questa asimmetria dei lineamenti delinea una storia che si immerge fin dentro ogni ruga per annullare la biografia nel mito. Questa è la forza poetica di Pasolini: una potenza della fisiognomica che caratterizza la persona storicamente e, nello stesso momento, nega questa storicità in una dissolvenza incrociata col mito. Che vince, anzi stravince su e contro la Storia.

 

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L'attacco sferrato da Pasolini a questa Storia - in cui capitalismo, industrialismo, illuminismo, razionalismo, evoluzionismo, socialismo ecc. si schiacciano su quell'unico termine - ha come arma pittorica il viso. Anzi quello che sarebbe meglio chiamare in latino visus, con ciò intendendo il viso che si estende nel primo piano fino a coincidere con tutto quello che si vede. Il viso come visione frontale del suo cinema. Un cinema erede di Masaccio più di ogni altro. Questo visus dilatato a tutto lo schermo, che lo ingoia e lo rimette come pustole rugose, asimmetrie rancide, sguardi sbiechi - confligge con il corpo-cosmesi che trionfava già come stile urbano, estetica industriale che tendeva a livellare le differenze corporee in un modello fisso. Fissato.

 

La peculiarità della sua fisiognomica filmica sta nel fatto che i tratti da lui scelti evocavano un mondo contadino pre-industriale, pre-storico (non preistorico), quasi pre-soggettivo. Per questo le borgate romane erano affini ai paesaggi del Marocco o della Cappadocia e, di conseguenza, a un territorio di corpi precedenti all'arrivo degli Argonauti.

 

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Medea è chiarissima su questo punto e il primo piano di Medea-Callas indimenticabile. Visus pulsante e carnale irriducibile a ogni armonia razionalmente geometrica. Una fisiognomica in cui il mito persiste nel bagliore degli occhi fissi o nella punta del mento rivolta irriducibile verso chiunque a lei di fronte come una minaccia. Nel suo primo piano come visus, Pasolini caratterizza ogni personaggio come una mappa scoscesa e selvaggia in una disperata vitalità antagonista ai livellamenti industrialisti o socialistici. Un visus pieno di simboli e di sacralità.

 

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Spesso il suo uso di "religione" ha tratto in inganno: Pasolini era attratto dal sacro, cioè da qualcosa di irriducibile ad ogni istituzione (Chiesa), di indicibile, inafferrabile e soprattutto immanente. Il sacro per Pasolini è immanente ai corpi, ai visi, al sesso: in una parola alla fisiognomica. Detto in altri termini, la fisiognomica dell'arcaico è il mezzo espressivo attraverso cui si favorisce la discesa del sacro nel volto di Stracci o Riccetto. E il sacro non è trattenuto né contenuto dal dio: sta oltre, dentro e fuori, sta nelle cose e nei corpi, nelle voci roche borgatare e nei gesti scomposti. Anche se spesso ha usato il termine religione come la tradizione filologica vuole - legame tra -, per lui la fascinazione era sacrale e questa irriducibilità verso ogni chiesa lo portava ad erotizzare l'asimmetria della fisiognomica. In definitiva, la sua fisiognomica è il sacro che ascende in visione. Si pensi al visus di Accattone o dei suoi amici.

 

La ricotta è esemplificativo di questo discorso. Film breve e geniale, in cui l'eccesso di drammaticità è stemperato con tecniche da comica finale. Stracci come cammina è un manuale fisiognomico, gambe corte e storte, grandi falcate, braccia che si "sbracciano" come a smuovere l'aria per accelerare il cammino, testa bassa, fissata sulla sua ossessione: la fame. Le sue stesse parole alitano fisiognomica: chi è romano conosce meglio questa musicalità strusciata, roca quasi afona, che quasi ingoia le parole appena uscite, se le mangia. E Stracci ne farebbe volentieri a meno, di parlare.

 

Ricordo una scena che non si può rivedere senza profonda agitazione: Stracci sta legato alla croce ancora adagiata per terra in attesa della sequenza, gli altri lo prendono in giro per la sua atavica fame, finché gli si avvicina uno e gli mette vicino alla bocca un panino. L'inquadratura è dal basso rispetto alla terra dove è ancora distesa la croce, per cui si vede l'ascella, il collo e le mascelle di Stracci che si allungano di scatto per afferrare brandelli del panino. Ma l'altro - comparsa in senso filmico e sociologico - allontana svelto il panino ridendo e facendo ridere tutti. Tra i denti di Stracci rimane solo un filo di grasso che si affretta a succhiare avidamente. Questo gesto di ingoiare tutto e subito, qualsiasi cosa si abbia tra le labbra o tra i denti, è possibile farlo solo se si è abituati a non recitarlo. La bocca di Stracci è proprio il ritorno di un mondo arcaico che combatte contro tutto, contro la natura e contro la storia: perché lui è il suo corpo, un corpo che desidera, desidera la fame prima ancora che il sesso. 

Inquadratura obliqua, che salta come lui, Stracci, che cerca di addentare i resti del grasso dal panino. Una inquadratura-Masaccio che addenta lo sguardo dello spettatore e lascia gli occhi appesi, lì, dove i denti sporchi e asimmetrici hanno il nulla.

 

 

Le immagini sono fotogrammi tratti da Accattone e Medea: 1. Scucchia, uno degli amici di Accattone; 2. Accattone; 3. gli amici di Accattone al suo funerale (sogno di Accattone); le ultime due sono foto di Maria Callas in Medea.

 

tratto da http://www.pasolini.net/notizie_liberaz-queer02.htm

 

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RICONOSCI DAI TRATTI SOMATICI LE CARATTERISTICHE E LA PERSONALITA' DELLE PERSONE

http://picktheperp.com

 

Quanto conta il pregiudizio fisiognomico nel nostro approccio con l'altro?

Quanto conta il pregiudizio fisiognomico nel nostro approccio con l'altro? Questa scienza controversa, che nella storia è stata spesso male interpretata nasconde invece potenzialità importanti.

di Vera Paola Termali (pubblicato su "Profili d'Italia")

Naturopata

Presidente SiHen (Sindacato Italiano Heilpraktiker e Naturopati)

"Lo studio che più s'addice all'uomo è lo studio dell'uomo" diceva Alexander Pope, poeta inglese della prima metà del '700, ma è dalla sua comparsa sulla Terra che l'uomo cerca un metodo per capire dall'aspetto dell'altro se è il caso di concedergli fiducia. Innumerevoli sono i modi di dire che nella nostra lingua, come in tutte le altre, esprimono questo bisogno di "etichettare" l'altro.

Faccia da schiaffi, faccia di bronzo o faccia tosta, perdere la faccia, salvare la faccia, avere una brutta faccia, ma soprattutto il parallelismo tra l'aspetto e le doti o i difetti degli animali. "Sembra un leone", "pare un orso", occhi da civetta, faccia da cavallo, faccia puntuta come una volpe, faccia da porco!

Quando un uomo presenta un aspetto simile, troppo simile, a un animale, sembrando addirittura deforme, significa che in lui prevale l'aspetto irrazionale del comportamento, quello più lontano dalla medietà (in medio stat virtus), regola aurea del mondo antico e quindi questo tipo di uomo è da evitare. Questo approccio si chiama zoomorfismo ed è testimoniato in centinaia di disegni e testi classici, riuniti da Giovanni della Porta nel '500 nel suo "De humana fisiognomia".

Il pregiudizio fisiognomico si sedimenta in ognuno di noi fin dall'infanzia, essendoci trasmesso dalle parole delle persone che ci circondano. Esso però non è da criticare, perché è conoscenza fondamentale con un profondo senso biologico. Alla vista di qualcuno che ci risulta "strano", "diverso", reagiamo con le domande che ci possono salvar la vita: fuggo? attacco? resto? accolgo? La percezione infatti ha bisogno di organizzarsi subito in comprensione utile alla sopravvivenza. L'occhio non registra tutti i dati visivi, ma ne seleziona alcuni sulla base di uno schema mentale che riconosce gli elementi più semplici e stabili. Perciò ognuno interpreta i dati che ha selezionato partendo da sé, dalla propria individuale esperienza di vita.

Un altro aspetto che ancora condiziona parecchio il nostro giudizio è il legame bellezza-bontà, come ben sapevano gli antichi Greci che avevano coniato la locuzione "Kalokagathìa" che abbraccia entrambi i concetti. La bellezza è qui l'espressione visibile del bene. Questo concetto percorre indisturbato anche l'era cristiana in quanto l'Uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio, non può che rispecchiare le sue virtù nell'avvenenza fisica.

Affascinati dalla tassonomia di Linneo, molti studiosi cercarono di dividere la specie umana in categorie che abbinassero tratto somatico e tratto caratteriale, ma l'impresa falli. Da Lavater a Lichtemberg, a Gall per finire con Lombroso, sconfinando nella filosofia, nel fanatismo religioso e nella semeiotica medica, gli scienziati intellettualmente più onesti non poterono che arrendersi davanti all'evidenza: l'eccezione era sempre in agguato, era impossibile arrivare ad una classificazione dell'essere umano, eppure ancora ci si prova.

Uno dei concetti più semplici per capire chi abbiamo di fronte è quello della suddivisione del volto. Immaginiamo una persona di profilo e dividiamo idealmente in tre i suoi lineamenti: dall'attaccatura dei capelli alle sopracciglie abbiamo la zona che rappresenta l'intelletto, dalla linea delle sopracciglie a sotto il naso quella che rappresenta la sensibilità e dalla linea del naso al mento la zona dell'istintualità. Maggiore è la proporzione fra le parti del viso, più la persona è equilibrata. Arte complessa la fisiognomica, se pensiamo che finora abbiamo parlato soltanto del volto in generale, dello sfondo di una fotografia, e non abbiamo ancora inserito i singoli elementi (occhi, naso, bocca, ma anche orecchie, attaccatura dei capelli, mento). Per ognuno di questi elementi si è voluto trovare un significato per arrivare poi ad ammettere che nessuno ha una corrispondenza assoluta con una determinata qualità o difetto, ma che è l'armonia fra i vari elementi a darci la valutazione finale. Siamo quindi ritornati a poco più del vecchio concetto che ciò che è bello e armonioso è buono. Permettiamoci quindi di evitare di sezionare l'altro e affidiamoci all'istinto che difficilmente sbaglia.

tratto da http://www.rivistadinaturopatia.com/fisiognomica.html

FISIOGNOMICA

TESTO DELLA CANZONE DI FRANCO BATTIATO

 

Leggo dentro i tuoi occhi
da quante volte vivi
dal taglo della bocca
se sei disposto all'odio o all'indulgenza
nel tratto del tuo naso
se sei orgoglioso fiero oppure vile
i drammi del tuo cuore
li leggo nelle mani
nelle loro falangi
dispendio o tirchieria.
Da come ridi e siedi
so come fai l'amore
quando ti arrabbi
se propendi all'astio o all'onest
per cose che non sai e non intendi
se sei presuntuoso od umile
negli archi delle unghie
se sei un puro un avido o un meschino.
Ma se ti senti male
rivolgiti al Signore
credimi siamo niente
dei miseri ruscelli senza Fonte.
Vedo quando cammini
se sei borioso fragile o indifeso
da come parli e ascolti
il grado di coscienza
nei muscoli del collo e nelle orecch:
il tipo di tensioni e di chiusure
dal sesso e dal bacino
se sei pi uomo o donna
vivere venti o quarant'anni in pi
uguale
difficile capire ci che giusto
e che l'Eterno non ha avuto inizio
perch la nostra mente temporale
e il corpo vive giustamente
solo questa vita.
Ma se ti senti male ecc.

Tra atavismo e fisiognomica

 DI Doriana Rodino

 

Le teorie lombrosiane non sono considerate valide perché prive dei passaggi tipici del metodo scientifico, eppure continuano a suscitare interesse nell’epoca dell’”immagine”. Perchè?

Cesare Lombroso e la sua fisiognomica, la pseudoscienza che afferma di poter individuare il carattere di una persona solo dall’aspetto fisico, sono tornati alla ribalta: articoli sui giornali, libri dedicati e quant’altro.

E questo mentre le nuove ricerche neuroscientifiche identificano, “fotografando” con tecniche moderne di imaging, le aree del cervello deputate a caratteristiche psicologiche come sincerità e onestà, come riferisce a luglio New Scientist, autorevole rivista scientifica inglese.

Tuttavia non stupisce il ritorno di Lombroso in un momento storico e sociale in cui l’immagine sembra essere l’unica forma attraverso la quale i nostri cervelli sono ancora in grado di recepire stimoli: perché l’immagine è veloce, è immediatamente carpita e capìta, anche se talvolta non con lo stesso significato che chi ce la propone (o impone) la pensava in origine.

Il percorso dell’immagine dalla retina al cervello, attraverso il nervo ottico, è stato ampiamente documentato, eppure ancora molte sono le lacune sul resto della strada, ovvero su come e dove va a sistemarsi quello che abbiamo visto nei meandri della corteccia cerebrale, la sede delle attività cosiddette superiori dell’uomo.

E forse proprio perché la scienza, o meglio, le già citate neuroscienze, tardano a spiegare questi complicati meccanismi, o ne danno solo parziali interpretazioni, che alcune vecchie teorie semplicistiche riprendono piede.

Sarebbe certo più facile poter conoscere l’animo umano solo dai tratti antropometrici, come sosteneva Lombroso, e così decidere, nel caso di un responsabile del personale, se una persona è più o meno affidabile per un certo tipo di lavoro. Ma il rischio è naturalmente la discriminazione e per fortuna oggi i tempi non sono più quelli di Lombroso.

Resta pur vero, e tutti lo abbiamo provato, che la prima impressione è quella che conta. Lo ha ricordato anche Oliviero Toscani ai microfoni di Oscar Giannini su Radio24 (16 luglio 2009): la faccia parla, serve a decifrare una persona. E infatti uno degli ultimi lavori di Toscani e la Sterpaia consiste in centinaia di grandi fotografie che ritraggono facce di città di tutta Italia, Finale compresa come è stato possibile ammirare durante l’ultima Festa dell’Inquietudine. E per il grande fotografo che, pur ritiene che siano i fattori culturali quelli distintivi della “razza umana”, la fisiognomica di Lombroso ha un qualcosa di suggestivo, anche per questo vale la pena di soffermarsi sulla sua storia.

Lo psichiatra, laureatosi in medicina a Pavia nel 1858, dove divenne direttore della clinica per le malattie mentali per poi trasferirsi a Torino come professore di medicina legale, era un uomo decisamente inquieto; già a vent’anni aveva pubblicato il saggio “Su la pazzia di Cardano”  in cui viene fuori il suo tema ricorrente tra genio e follia: in effetti il giunto cardanico, una tra le invenzioni più utili della storia è risultato di un’idea geniale, ma non vi sono altri indizi, se non un naso particolarmente accentuato e il destino poco felice dei suoi figli (giocatori d’azzardo, traditori del genitore, morti di sifilide), che potessero far pensare a una pazzia del povero Girolamo, grande scacchista peraltro.

La continua ricerca nei campi di studio preferiti da Lombroso – che andavano dalla psichiatria all’igiene pubblica, dall’antropologia alla medicina legale, conditi da un’ampia conoscenza di storia, etnologia, mitologia e letteratura – lo portò a diventare uno tra i maggiori esperti di medicina forense e psichiatria del panorama culturale italiano della seconda metà del XIX secolo: oggi lo vedremmo bene in qualche serie televisiva alla CSI o Criminal minds.

Il suo atavismo dunque ritorna: una teoria secondo la quale i criminali (ma non solo, anche i pazzi e i selvaggi) mantengono alcuni caratteri primitivi dell’essere umano e pertanto sono da considerare inferiori. Nella società occidentale odierna, questi caratteri ancestrali li vediamo in tutto ciò che  è diverso da noi, il caso emblematico è rappresentato dagli immigrati.

La recente legge approvata dal Parlamento italiano, che trasforma in reato l’immigrazione clandestina e autorizza le ronde di cittadini in una sorta di pulizia etnica, fa pensare al fatto che ci siano ancora oggi parecchi estimatori del Lombroso estremista e delle sue teorie intrise di positivismo materialista, che già avevano dato spazio alla pubblicazione di saggi razzisti, come Italiani del Nord e italiani del Sud di Alfredo Niceforo (1901), poi sfociati in tendenze e stereotipi tuttora vivi e presenti. Eppure le teorie lombrosiane non sono considerate valide perché, tra le altre cose, sono prive dei passaggi tipici del metodo scientifico.

Già ai suoi tempi gli erano state mosse critiche in questo senso persino da un suo ex allievo, Camillo Golgi, premio Nobel per la medicina e fisiologia nel 1906: non l’ultimo della classe quindi. Golgi accusava Lombroso (moderatamente s’intende) di non applicare il metodo galileiano pertanto le conclusioni da lui tratte sulla personalità degli individui non potevano derivare solo dalle caratteristiche morfologiche, ma dovevano essere il risultato di un insieme di  ben altri fattori, sia psicologici sia fisiologici (Il Nobel dimenticato. La vita e la scienza di Camillo Golgi. Mazzarello P., Bollati Boringhieri, Torino 2006)..

Eppure, proprio con Lombroso, Golgi aveva partecipato come volontario a un esperimento di “algometria elettrica” in cui i pazienti venivano testati tramite scosse elettriche di intensità graduale, per determinare la diversa sensibilità al dolore. Nel lavoro che pubblicarono insieme nel 1873 si legge: “I principii della moralità, anche nella problematica ipotesi che siano innati nell’uomo, bisogna che siano risvegliati e mantenuti da una attenta e continuata educazione, senza la quale l’uomo ritorna a quegli stati primitivi e animaleschi nei quali il senso morale è affatto nullo.”

Golgi in seguito dichiarò che i metodi grossolani di Lombroso “non rispondono che assai parzialmente al desiderio di approfondire l’intima essenza dei fatti morbosi” (Pensa A., Discipine e maestri dell’ateneo pavese, Arnoldo Mondadori, Verona 1961).

In ogni caso gli studi di fisiognomica hanno rappresentato un curioso e originale approccio alle primitive scienze cognitive legate alla clinica forense, come dimostra il saggio del 1865 La medicina legale delle alienazioni mentali studiata col metodo sperimentale, che anticiperà molti temi di “Genio e follia” (1872), forse uno dei lavori più celebri di Lombroso.

Tornando alla nostra attuale società dell’immagine, sarebbe interessante osservare Lombroso di fronte al fenomeno Facebook: in breve tempo sarebbe in grado di farsi tantissimi “amici” e avere così a disposizione tanto di quel materiale fotografico per le sue ricerche che non avrebbe mai potuto immaginarsi. Con l’aggiunta delle notizie presenti nei profili poi, come la provenienza geografica e il tipo di lavoro o educazione ricevuta, sarebbe una manna dal cielo per i suoi studi e le conclusioni che ne avrebbe tratto sarebbero sfociate sicuramente in un best seller.

Eppure qualche cosa di verosimile nelle sue teorie sembra esserci quando dichiara nel saggio Il ciclismo nel delitto (ripubblicato nel 1988) che “la passione del pedalare trascina al truffa, al furto e alla grassazione”, visti tutti gli episodi di doping a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni.

Onesti si nasce, e io modestamente…

New scientist riferisce di una ricerca effettuata allla Harvard University di Boston che è stata pubblicata su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences, 2009): è stato messo a punto un test dell’onestà che svela se i pazienti sono onesti o imbroglioni grazie all’utilizzo di tecniche che permettono di vedere quale zona del cervello sia attiva durante una certa operazione. In questo caso la prova è stata fatta lanciando una moneta. Le persone testate dovevano pensare una previsione (testa o croce), la moneta veniva lanciata e quando si osservava il risultato dovevano dire se avevano indovinato o no, quindi si poteva tranquillamente mentire affermando ogni volta di aver indovinato anche se non era vero. In molti hanno mentito, e proprio in questi giocatori bari erano attive aree della corteccia che invece sono rimaste spente negli onesti. (D.R)

La nuova fisiognomica

Grazie alle tecniche moderne l’approccio lombrosiano è stato rivalutato, ma ancora non si sa come il cervello possa decidere al primo sguardo se la persona che abbiamo davanti ci piace oppure non la riteniamo buona per noi. Siamo in grado di farci un’impressione in pochissimo tempo: bastano 100 millisecondi davanti a una faccia, o anche solo a una foto e ci facciamo un’idea di chi abbiamo davanti (Willis e Todorov, Psychological Science, 2006). La spinta verso queste ricerche è arrivata dopo uno studio più ampio volto a verificare la percezione di affidabilità dei politici mostrandone la foto ai partecipanti allo studio. In modo piuttosto curioso il risultato elettorale era in accordo con la sola osservazione dei volti, ovvero se una faccia piace ci sono buone probabilità che vinca le elezioni. Chissà se qualche nostro politico è a conoscenza di questo studio…

TRATTO DA http://lacivetta.wordpress.com/2009/07/24/tra-atavismo-e-fisiognomica/

LA FISIOGNOMICA

La Fisiognomica

 

La Fisiognomica (dal greco physis  =“natura”  e gnosis =“conoscenza”) è la dottrina che studia l’aspetto esteriore delle strutture fisiche corporee, in relazione alle caratteristiche fisiologiche, mentali ed interiori dell’individuo.  

L’osservazione dei tratti somatici è fondamentale per la comprensione “tridimensionale” dell’individuo che si rivolge  noi. Una valutazione attenta della costituzione individuale e delle relative predisposizioni  dovrà  considerare l’intera struttura della persona in quanto essa comunica all’esterno con molteplici modalità: manierismi, gestualità, portamento, comunicazione verbale e soprattutto  non verbale. 

 

Possiamo osservare il viso, le rughe che solcano la fronte, la forma del naso, della lingua, i colori delle varie zone della pelle, le orecchie, le labbra, le mani ed i piedi. 

Tutti questi elementi consentono di ridurre al minimo il margine di “errore” nel classificare i sintomi con le loro modalità di comparsa. Sono inoltre fondamentali per individuare con la massima precisione il tipo di trattamento più adatto, il rimedio più simile, la via possibilmente più breve per consentire alla persona di ritrovare i perduti equilibri e di imparare ad osservarsi sotto una luce che forse prima non conosceva.

 

 

Tratti caratteriali e predisposizioni patologiche 

dalla  fisiognomica del viso

 

Nell’analisi dei tratti caratteristici del volto, distinguiamo quelli della porzione  frontale, della  centrale e di quella inferiore.

Nella parte superiore o frontale, trova sede l’intelligenza, in quella centrale la psiche, in quella inferiore possiamo collocare la parte emotivo-sensuale (la “dispensa alimentare”) ed il controllo di una parte del metabolismo. 

E’ importante osservare quale delle tre porzioni del viso prevale sulle altre.

Possiamo affermare che mentre la seconda (psiche) sostiene la prima (intelligenza), la terza non può che sottomettersi.

Per quello che riguarda la fronte, osserveremo le sue dimensioni. In primis il suo sviluppo in altezza. 

Una fronte “alta” (non è un luogo comune), indica un grado di intelligenza superiore a quello espresso da una fronte più bassa. 

Tutti avrete presente la figura di Albert Einstein, che come esempio è uno dei più centrati.

Una fronte con uno sviluppo notevole in larghezza oltre che in altezza, è indice di consapevolezza, capacità e coraggio, decisione nella pianificazione e nella realizzazione dei propri intenti.

Se riscontriamo un sopracciglio molto basso, vicino agli occhi, questo tradisce un carattere serio, realista e forte. 

Sopracciglia diritte indicano sempre realismo.

Se il sopracciglio è gibboso, indica nel soggetto un gran senso della logica, della forma, dell’estetica, ma rivela un influsso epato-biliare che predispone all’impulsività e ai facili scatti d’ira. Se presenta un’arcata sopracciliare corta indica poca disponibilità e labilità endocrine.

Se troviamo un soggetto con viso largo ma sopracciglia corte, possiamo pensare ad eventuali predisposizioni verso diabete o pre-diabete.

L’eccessiva vicinanza delle sopracciglia al bulbo oculare tradisce invece oltre a quanto suesposto anche impazienza, impulsività,  irrequietezza.

 Alcune scuole collegano la profonda piega orizzontale della radice del naso ad ambizione, aggressività, facoltà di concentrazione ed inibizioni. Sulla base delle personali esperienze si preferisce interpretarla come tendenza inibitoria.

Se la radice del naso è larga esprime talento organizzativo, forte ed accentuata sensualità; sono persone che riescono bene nei lavori manuali.

Se le sopracciglia sono rade indicano scarsa vitalità. 

Se diritte, indicano buone capacità di osservazione, spirito di iniziativa, intuito, predisposizione al comando. 

Se sono folte e crescono verso il basso, indicano il tipo combattivo; se donna, molto conflittuale.

La forma degli occhi ci dà ulteriori informazioni in base alla loro dimensione, larghezza, lunghezza. 

Se gli occhi presentano una ptosi della palpebra inferiore (cioè che tende ad essere cascante), troviamo grande potenziale emotivo, suscettibilità, persone che con i loro sfoghi finiscono spesso per compromettere i rapporti umani e le relazioni. Sono molto sensuali. 

Gli occhi con una buona simmetria orizzontale corrispondono a soggetti più cauti, che si fanno guidare dalla ragione e hanno molto senso pratico.

Gli occhi con l’angolo temporale più stretto e con una maggiore apertura verso il settore nasale indicano un grande potenziale di intelligenza, generosità, disponibilità, ma sono anche soggetti che tendono a considerarsi superiori agli altri, hanno una elevata  opinione di sé, tendono a disprezzare gli altri, sono misantropi.

Gli occhi infossati sono tipici degli osservatori precisi e risoluti che comunque tendono ad isolarsi dimostrandosi apparentemente inavvicinabili.

Un naso lungo ed ipertrofico indica soggetti calmi, equilibrati nella personalità, forti, autonomi, determinati ed energici. 

Il dorso nasale è ampio e la punta vigorosa. Se il terzo distale è molto largo tradisce voluttuosità, dedizione alle cose materiali e al mondo dei sensi. 

In riferimento al naso proviamo a suddividere il profilo in tre parti: terzo prossimale, terzo mediale e terzo distale.

A volte possiamo trovare un sostanziale equilibrio tra le parti: la fronte alta evidenzia intelligenza e spirito critico, logica e carisma. 

La porzione terminale della fronte indica attitudine all'osservazione e al realismo. Se questo segmento della fronte ha una forma lievemente sfuggente nella parte alta, cioè verso la sommità del capo, rivela buon intuito nella sfera di interesse materiale e in quella morale.

Se la troviamo priva o quasi di rughe in età avanzata, siamo di fronte ad un soggetto che non è stato vittima delle preoccupazioni che la vita riserva spesso e che non è stato segnato da particolari esperienze. 

Come già detto, sopracciglia corte e labilità endocrina hanno un rapporto strettissimo.

La radice del naso indica il grado di resistenza psichica e la decisione nell’imporre le proprie idee.

Meno essa è rientrante, tanto più scorrevole sarà il flusso dei pensieri e i processi di apprendimento in ambito cerebrale.

Una netta interruzione nel tratto che delimita il dorso si discosta in maniera evidente da quello che viene considerato il classico “naso greco”. 

Segnala difficoltà ad esprimere verbalmente i propri pensieri e le proprie emozioni. Un naso gibboso indica la propensione alle attività; questa caratteristica associata a  zigomi alti e pronunciati, con angoli mandibolari ampi e la lunghezza del segmento naso-labiale fa comprendere una forza di volontà e determinazione notevoli.

L’autore Norbert Glas, nel suo testo “Das Anlitz offenbart den Menschen” (letteralmente: “Il volto è lo specchio dell'anima”) parlando delle orecchie dice che queste “posizionate regolarmente dovrebbero avere il canale uditivo esterno collocato all'altezza dell'arcata zigomatica”.

Glas riconduce l'osservazione di orecchie collocate più in basso alla predisposizione depressiva. Orecchie più basse accompagnate dalla piega  trasversale della radice del naso indicano tendenze inibitorie. 

Secondo i maestri di fisiognomica di scuola cinese, orecchie grandi e ben fatte indicano coraggio. Questo anche quando sono ben aderenti alla testa. Se tutto l'orecchio è carnoso ed anche il lobo presenta questa caratteristica, sarà segno di eccesso linfatico. 

Quando il semicerchio disegnato dall’elice è ampio possiamo ritenere che il soggetto è dotato di slancio interiore sufficiente; se sono presenti irregolarità dell’antielice (per esempio una maggiore estroversione rispetto al rilievo dell’elice) indica una persona con bisogno di emergere, tenace, determinata, egocentrica ed introversa. 

Lobi auricolari staccati indicano soggetti calmi, realisti portati alla riflessione, ma bisognosi di libertà. 

Se il lobo è più basso della columella del naso, questi individui tenderanno a rimuginare.

Un mento quadrato e volitivo, indica astuzia, intelligenza, aggressività, vitalità, autorità, decisione.

Un labbro inferiore rigonfio ci farà pensare alla labilità epatica.

L'orecchio obliquo è segno di aggressività, fantasia, distacco dalla realtà.

Una mascella obliqua indica inibizioni e timori, mentre se il labbro inferiore pende a sinistra verso il basso segnala malinconia e pessimismo. Se di profilo vediamo le guance molto prominenti, siamo nell’area della psiche e abbiamo riflessi sullo stomaco.

Lobi delle orecchie appuntiti indicano sbalzi di umore, una lingua larga indica molta energia  yang, mentre una lingua stretta indica un carico di energia  yin.

Una incisura del lobo inferiore dell’orecchio, se stretta, indica problemi ormonali, se molto larga segnala eventuali riflessi sulla tiroide.

Il lobo attaccato indica soggetti molto impegnati, se accentuato indica presunzione, se largo e tirato all’indietro indica il tipo collerico.

Presteremo attenzione anche alle vescicole che si manifestano sulla congiuntiva: se presenti indicano disfunzione linfatica e terreno predisposto alle neoplasie, ma anche a gozzo, mioma, ecc.

Lacune all’interno della corona o collaretto dell’iride segnalano il rischio di cancro allo stomaco, se sono poi presenti in soggetti femminili nell’occhio destro possono indurre tumori della mammella.

Lacune a scaletta o a siluro indicano terreno cancerinico.

Se visto di fronte troviamo un naso più sottile da una parte, questo è segno tipico di spasmo gastrico.

Il labbro superiore è in relazione con  stomaco e duodeno, quello inferiore con vescica, tessuto connettivale e colon. 

Chiusura labiale diritta non ondulata indica persona combattiva, se troppo ondulata persona eccessivamente “morbida”, che parla molto, poco affidabile.

Una radice del naso molto stretta indica sforzo per controllare la propria emotività.

Dal punto di vista omeopatico, il naso che presenta il dorso arrossato è un segno fisico che consiglia l’assunzione del rimedio Magnesium. La diagnostica cinese invece lo vede come un disturbo del metabolismo epatobiliare.

Se il naso nella parte inferiore è piegato verso il basso, con punta ipertrofica e alette tese, siamo in presenza di un soggetto coscienzioso, scrupoloso, fidato, con capacità di self-control notevoli, con buona sopportazione del dolore. 

Se il naso presenta arrossamento, lo si collega usualmente all’assunzione smodata di alcoolici; anche se talvolta la diagnosi è esatta, i motivi per cui il naso assume queste colorazioni sono vari. Sotto il profilo energetico, il flusso metabolico tocca prima l’orbita epatica e poi confluisce in quella polmonare.

Quindi un eventuale blocco energetico della sfera polmonare dipende direttamente da un problema a carico dell'apparato epatobiliare. Questo se il naso presenta arrossamento nella zona del terzo prossimale. 

Se presenta lo stesso problema in corrispondenza del terzo distale ed è relativamente asciutto, dovremmo pensare a sovraccarico dei metabolismi del colon e dello stomaco.

Il naso adunco con punta rivolta verso il basso indica propensione verso assunzione di cibi solidi.

I rimedi omeopatici più indicati da consigliare a soggetti con naso arrossato sono: Bryonia, Carbo animalis/vegetabilis,  Natrium muriaticum, Jodum, Chelidonium, Lycopodium.

Un naso diritto, allungato, cosiddetto “greco”, è indice di processi intellettivi rapidi. Attitudini psicologiche e talento per arti figurative e disegno, ponderatezza, tatto, spirito di adattamento. 

Un naso lungo sporgente e appuntito indica sensibilità, suscettibilità, labilità gastrica. 

La radice del naso è legata allo sviluppo intellettuale, se quindi è spiccata indica notevoli capacità, se è rientrante o sottile volontà e vigore sono decisamente insufficienti. Il dorso nasale è lo specchio della personalità.

Inoltre è in relazione con la capacità di imporsi. 

Viene così suddiviso:

 

           terzo prossimale         =       conscio

           terzo mediale              =       subconscio

           terzo distale                =       tubo digerente, senso del piacere

           alette nasali                =       vie respiratorie.

 

Dorso nasale molto largo uguale a grande vigore fisico, nervi saldi, forte struttura ossea. Se anche la radice è larga si aggiungono vitalità e robustezza, senso pratico, testardaggine nonché attrazione per la sfera materiale.

Il naso deviato verso destra indica espressione delle difficoltà che il soggetto incontra in campo professionale, se devia verso sinistra è indice di imprevedibilità nell’ambito della sfera affettiva e dei sentimenti.

Una piega naso-labiale più profonda sul lato destro segnalerà possibili problematiche epatiche, se sarà la sinistra invece possibili complicazioni cardiache. 

Labbra sottili, quasi invisibili, persone gelose e invidiose, labbra carnose persone passionali e molto istintive.

 

 

Informazioni tratte da “Il Rimedio dall’Iride” di Fabrizio Minisini e Serena Pizzini

Fisiognomica, Grafologia, Empatia: strumenti di analisi e comprensione dell’uomo

 

“Imago animi vulnus est”

Cicerone, De Oratione

 

Nel momento in cui ci interfacciamo con un cliente/paziente abbiamo come improrogabile

necessità la comprensione del suo stato d’animo contingente e quello caratterizzante la sua

personalità (cioè quello ricorrente).

Per raggiungere questo primario obiettivo un counselor deve possedere più armi: le prime,

assolutamente indispensabili sono quelle della percezione, cioè delle capacità empatiche di

coglimento dell’altrui vissuto e di comprensione e gestione di questo.

Secondariamente, meno fondamentali ma utilissimi ed efficaci ausili tutte le capacità cognitive

utili alla comprensione ed indispensabili nell’interpretazione e nella costruzione di scenari di

soluzione delle problematiche del cliente. In quest’area, cognitiva appunto, trovano collocazione

alcune tecniche di valutazione diagnostica e di analisi della personalità come la fisiognomica e la

grafologia.

E’ però sempre necessario ricordare come per quanto tali tecniche possano essere valido ausilio

nel lavoro di un counselor non possono essere considerate unica fonte di informazioni sulla

persona perché suscettibili di grossolane sviste o banalizzazioni. Ancor di più non devono essere

secondo noi considerate interpretative bensì solo ed esclusivamente analitiche e quantitative come

anche del resto si deve ricordare come non offrano strumenti di intervento.

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Volto e personalità

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Corso pratico di Morfopsicologia

Jean Spinetta


La morfopsicologia è la scienza della conoscenza dell’anima, ossia dei pensieri e dei sentimenti dell’essere umano attraverso la forma del suo viso.
Cerca di trovare ciò che tutti gli esseri hanno in comune, i grandi principi che sono all’origine di ogni forma, visibili nel viso. Non importa quello che l’uomo è ad un dato momento. Ciò che conta è ciò che può diventare se lo si aiuta a sviluppare il potenziale latente in lui.
Non si tratta di imparare a memoria un’enormità di dati tecnici, ma di capire che tutto ciò che si vede in un viso ha un senso che si può decifrare imparando a leggere il gran libro della natura che ciascuno porta aperto in se stesso.

DA http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__volto_personalita.php

LA NUOVA FISIOGNOMICA

 

La nuova fisiognomica: il “briciolo di verità” nel legame tra aspetto e personalità

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 20:24 in Psicologia sociale

 

Nel 2008 Justin Carré and Cheryl McCormick della Brock University hanno condotto uno studio su 90 giocatori di hockey su ghiaccio per verificare se e in che misura differenze individuali nel rapporto larghezza/altezza del volto fossero associate al tratto di personalità “dominanza” (valutato con un questionario) e all’aggressività (valutata durante un compito comportamentale e in un setting naturalistico).

I risultati hanno evidenziato che gli uomini con un maggior rapporto larghezza/altezza del volto ottenevano punteggi più alti al questionario sul tratto dominanza e mostravano comportamenti più aggressivi misurati, in partita, come numero di penalità ottenute per gioco scorretto o falloso. Per quanto riguarda dominanza e aggressività appare pertanto non fittizio il legame fra aspetto e personalità, tutt’al più che è stata plausibilmente ipotizzata la variabile che media il suddetto legame: l’ormone sessuale testosterone.

Secondo un recente studio pilota condotto sempre da Carrè gli uomini con facce più larghe avrebbero infatti una maggior concentrazione di testosterone nella loro saliva.

Questo potrebbe significare che uomini con alti livelli di testosterone, noti per essere più grossi, più forti e più dominanti, potrebbero avere con maggior probabilità facce più larghe che lunghe e noi tutti ci saremmo evoluti con l’abilità di individuare al volo questa loro caratteristica stante la forte probabilità di ricevere da essi un attacco.

 

Ma la dominanza o l’aggressività non sono gli unici elementi di personalità che sembriamo in grado di rintracciare nei volti degli altri. Anthony Little della University of Stirling e David Perrett della University of St Andrews hanno individuato per esempio un legame tra aspetto e personalità relativo all' estroversione. La ricerca, pubblicata su Social Cognition, ha coinvolto 146 uomini e 148 donne che hanno fornito le loro fotografie e hanno completato un questionario di personalità (Big Five). 10 soggetti hanno poi giudicato queste fotografie sulla base di cinque dimensioni di personalità.

I risultati hanno evidenziato una congruenza superiore al caso fra risposte dei giudici e questionari self-report per quanto riguardava l’estroversione e, solo per i volti maschili, anche per quanto riguardava la stabilità emotiva e l’apertura all’esperienza. Il briciolo di verità nell’ipotetico legame tra aspetto e personalità è pertanto rintracciabile anche su queste dimensioni personologiche, ma in questo caso è molto più complicato immaginare quale possa essere la variabile che media questo legame.

In altre parole cosa “dipinge” sul viso di una persona la sua estroversione? Cosa scrive sul volto di un uomo la sua stabilità emotiva o la sua apertura all’esperienza?

 

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La nuova fisiognomica: le profezie che si autoavverano e si autodistruggono

Pubblicato da Giulietta Capacchione alle 18:14 in Psicologia sociale

 

Abbiamo raccontato nel post precedente che esiste “un briciolo di verità” nel presunto legame tra aspetto fisico e personalità. In alcuni casi tale legame, per esempio tra facce maschili più larghe e dominanza e/o aggressività, potrebbe essere mediato da fattori biologici come i livelli di testosterone. In altri casi il legame tra aspetto e personalità è parimenti rintracciabile, ma sono meno chiari i fattori che lo determinano.

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che un ruolo non specifico abbastanza rilevante sarebbe giocato da una profezia che si autoavvera. In altre parole se un individuo in giovane età ha un aspetto particolare ("infantile" piuttosto che "accigliato", piuttosto che "mascolino" e così via) i pregiudizi degli altri in merito alle presunte caratteristiche di personalità associate a quel tipo di volto finirebbero per plasmare effettivamente il carattere della persona in conformità con quanto atteso.

Ad esempio sentirsi dire continuamente che si ha “un viso angelico” potrebbe influenzare a comportarsi in coerenza con tale caratteristica sviluppando pazienza, cortesia, garbo, altruismo, onestà, imparzialità etc. etc. con il risultato di realizzare un’ accoppiata aspetto-personalità per induzione esterna diciamo.

Questo stesso meccanismo potrebbe avere però esiti completamente opposti se si innestasse una cosiddetta profezia che si autodistrugge, ovvero una predizione che diventa falsa come diretta conseguenza dell’ essere stata pronunciata.

Le persone con visi particolarmente “angelici” potrebbero “ribellarsi” allo stereotipo in cui gli altri sarebbero portati a inserirle e reagire modellando il proprio comportamento e la propria personalità in assoluta controtendenza.

Leslie Zebrowitz della Bradeis University ha per esempio scoperto che uomini con volti particolarmente infantili sono in media più educati, ma anche più assertivi o francamente ostili, ottengono un maggior numero di medaglie al valor militare, e tendono a diventare dei criminali con probabilità maggiori rispetto a coloro che hanno un viso dall’aspetto più maturo (!). Nell’immagine in alto c’è Al Capone e si commenta da sè!

Ad ogni modo noi tutti di fronte a un viso adulto dalle caratteristiche infantili saremmo portati istintivamente ad attribuire al possessore qualità caratteriali di remissività e ingenuità, anche toppando talvolta clamorosamente.

Secondo la Zebrowitz questo accade perché sovrageneralizziamo le nostre ancestrali reazioni ai volti dei bambini piccoli.

tratto da http://psicocafe.blogosfere.it/2009/02/la-nuova-fisiognomica-il-briciolo-di-verita-nel-legame-tra-aspetto-e-personalita.html

FRANCO BATTIATO

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In margine all'album Fisiognomica del 1988, Guido Guerrera ha scritto su questa disciplina o arte dell'umano convivere un testo molto interessante e ricco di suggestioni:

"Il volto, I'incedere, la gestualità, il timbro della voce, le rughe d'espressione, il sorriso non costituiscono aspetti marginali nel complesso della nostra personalità, ma quando insieme considerati sono gli oracoli del nostro destino e i testimoni di ciò che siamo stati e forse saremo.

Si dice comunemente che il volto e gli occhi, in special modo, sono lo specchio dell'anima, lasciando alla fisionomia il compito forse esorbitante di sondare, portandole alla luce, qualità psichiche e morali. Eppure, come lo stesso Umberto Eco sostiene nella prefazione a una recente edizione del celeberrimo lavoro di Lavater 'Della Fisiognomica', nessuno si fiderebbe mai di mettere i risparmi o i propri figli nelle mani di un figuro "dagli occhi iniettati di sangue, dal muso prognato, dal naso camuso, dai grandi canini aguzzi, dalla barba ispida e sudaticcia...". Perciò quella che potrebbe sembrare una forma di psicologia immediata, spicciola, forse dozzinale e popolana, non va liquidata tanto sbrigativamente, privandola del suo indiscutibile valore.

E' evidente che fin dall'antichità le stravaganze morfologiche hanno sempre incuriosito filosofi, naturalisti, pensatori e scienziati.

Aristotele, che diede il nome a questa disciplina, affermava che era possibile giudicare un uomo dalla sua struttura fisica; ma anche Plinio, Seneca e lo stesso Cicerone ebbero modo di esprimere serie valutazioni sul tema. Inoltre allo studio delle affinità tra astrologia e fisiognomica si sono dedicati insigni studiosi come Tolomeo, Manilio e Paracelso che nel 'De Occulta Philosophia', in particolare al capitolo intitolato 'Philosophia Sagax', fa molto riferimento alla tastiera astrologica quale ottimo strumento di indagine della tipologia umana. Dopo gli studi di Darwin e la visione 'criminalizzante' di Lombroso, non sono stati in tempi recenti compiuti studi apprezzabili sull'argomento che per motivi di 'pudore' socio-culturale è stato praticamente trascurato.

E' vero che l' analisi della fisionomia e del comportamento fa parte di quelle scienze inesatte definite 'empiriche' e basate sull'osservazione piuttosto che sulla certezza matematica. Tuttavia non va dimenticato che altre 'scienze' dello stesso genere come la psicologia, la statistica e la meteorologia, sono state curiosamente 'laureate' al rango di dignità accademica, senza opposizioni.

Si potrebbe dire che parlare oggi di fisiognomica necessiti di una considerevole dose di coraggio, senza temere di finire bruciati nel rogo del preteso 'qualunquismo' appiccato dagli ideologi dell'appiattimento etico, culturale ed estetico.

Forse i siciliani, probabilmente perché vicini a canoni di idealizzazione greca, o perché più inclini all' osservazione del prossimo con occhio scrupoloso e non visto, alla maniera araba, sono dei fisionomisti nati ignorando ogni rischio.

In ogni caso cercare di scrutare i tratti del viso, le sue fantastiche analogie con il mondo animale, trarre auspici dalla mimica facciale e gestuale è da considerare l' estrema risorsa di difesa in tutti i popoli che per la loro storia hanno dovuto sempre capire al volo chi poteva essere considerato amico o viceversa doveva essere temuto.

E' vero che l' esasperazione di questa indagine, a volte impietosa, ha in qualche caso dato origine a una sorta di 'razzismo dei poveri' fabbricando 'mostri' inesistenti e comunque legati a psicologismi intrisi di cattolicesimo delirante, vicini alla formula 'brutto come il diavolo', con tutti i suoi derivati e le possibili varianti.

Ma a parte ciò, l'esercizio della psicologia fisiognomica è sinonimo di immediatezza, di poesia, ed ha tutto il fascino possibile delle cose buone e fatte in casa: forse non perfette, certo distanti dal rigore, ma quanto gioiose e creative! Senza dimenticare che la fisiognomica, come abbiamo già potuto considerare, ha una sua tradizione colta. Il fatto che abbia attinto alle abitudini spicciole del popolo non ne sminuisce il significato, ma spiega uno dei non rari processi formativi della ricerca empirica. In fondo non v'è letteratura moderna o antica che non usi la forza delle analogie per far risaltare meglio i personaggi descritti: forte come un leone, dal naso aquilino, con i capelli neri come ala di corvo, dagli occhi di lince...

Insomma la morfopsicologia, com'é stata definita dal dottor Corman, aiuta a creare nella mente l'ideogramma di un linguaggio spesso carente di sintesi esemplificativa. E molto più lungo spiegare tutte le bellezze muliebri di una ragazza piuttosto che definirla con un solo tratto espressivo: bella come il sole. Ci si perderebbe in inutili chiacchiere se per descrivere l'uomo avido si trascurasse la pennellata morfologica delle mani abituate naturalmente al gesto rapace dell' afferrare.

Allora stupenda e coraggiosa si staglia l' analisi di Battiato: raffinata e puntuale nel cogliere tutti i sintomi della fragilità, dei conflitti, delle cadute cui l' uomo è esposto, giacché la sua immagine non è più a somiglianza di quel Dio dal quale si è troppo allontanato. Guardare nell'altro tutto un universo di caratteristiche, scrutare con mediorientale sagacia le miriadi di sfumature del comportamento umano significa con certezza avviare un'esplorazione diretta a se stessi, un guardarsi allo specchio per colmare il bisogno di un' urgente indagine introspettiva.

Franco dimostra di essere particolarmente versato in questo genere di osservazioni, proprio per un'abitudine a scrutare e un indulgere "al piacere di stare insieme solo per criticare" come dice la frase di una sua famosa canzone. Lo ha visto fare in casa dalle sartine che aiutavano la zia, lo ha appreso con la naturale sveltezza di chi scopre un codice intelligente e irresistibilmente divertente fino a organizzarlo e farlo proprio.

Regole di vita popolare su cui non si poteva non essere d' accordo: Non vedi che è uno stupido? Ha l'espressione di un asino! Quello ci frega sicuramente: Non hai visto che occhi da volpe? Oppure: Hai riconosciuto quell' anima lunga? Quello è tanto fesso quanto è alto. Forse molti sarebbero tentati a colpevolizzare quest'attitudine tacciandola come poco rispettosa: invece vista nella giusta luce è la testimonianza di un affetto indiscusso e la prova di una ingenua innocenza. Non c'è traccia di malizia in tutto questo, ma anzi la dimostrazione di un' attenzione speciale nei confronti del prossimo, che permette di esercitare il senso critico e di sviluppare in futuro più meditati criteri di giudizio.

Se Battiato, in breve, non fosse vissuto in quel contesto sociale, se di quell'ambiente non avesse gustato tutte le peculiari, acerbe esperienze, oggi difficilmente si sarebbe potuto improvvisare squisito fisiognomista. "Vedo dentro i tuoi occhi da quante volte vivi": parole intense per esprimere la meraviglia estasiata del filosofo e del poeta di fronte al traslucido abisso dello sguardo, nelle cui profondità possono racchiudersi i segni della memoria universale, di ciò che l' essere umano è stato, è e sarà.

Può allora essere importante il fatto di vivere a lungo, ma nelle tenebre dell' ignoranza spirituale? Oppure come suggerisce l' autore non è essenziale "capire ciò che è giusto" prima di rivolgere, trepidi, mente e attenzione al Signore, affinché scenda l' illuminante certezza della nostra condizione "di miseri ruscelli senza fonte"?

L'uomo immaginato da Battiato è non solo morfologicamente androgino, ma il compendio di ogni possibile attributo: nei suoi limiti è celato il beneficio e viceversa, nelle sue tensioni si nascondono le potenzialità della sua coscienza. E' se non è contemporaneamente, come suggerisce la lezione taoista, oscilla nella perenne ricerca del suo sé, separato da questo dalla malattia silente di un atavico peccato d' orgoglio.

"Fisiognomica" nasce dunque dalla esigenza di cercare nell'uomo i semi del divino ed è la nuova prospettiva spirituale verso la quale il cercatore Battiato sente di dilatare i suoi orizzonti speculativi, per trasformare il metafisico intendere dell'anima in sovrannaturale benedizione dello Spirito."

Testo tratto da:

Guido Guerrera, Franco Battiato: Un sufi e la sua musica,

Ed. Shakespeare and Company, Firenze 1994

tratto da http://www.battiato.it/battiato/dipinti/fisiognomica.htm